Mai più un altro Oscar.
Mai più perché troppe le partite, i punti, le bombe, le circostanze, le lacrime di tifosi, avversari, sue, nostre.
Mai più perché mai più Real Madrid-Caserta con Lui e Drazen.
Mai più perché tutto è molto cambiato.
E mai più quei 34 km di magia.
Da Napoli a Caserta. Dall’Argentina al Brasile. Dal Calcio al Basket. Da Diego a Oscar.
Dal 1984 al 1990.
Per me, i km un po’ di più partendo da Scauri.
Con mio padre, per seguire mio fratello che stava nella cantera della Juvecaserta e si allenava al Palamaggiò, spesso in contemporanea con la prima squadra.
Appena pochi passi tra i due campi, divisi dalla galleria dei trofei.
Li percorrevo volando.
Era il 1989 e avevo 8 anni.
Ricordi ancora vivi, oggi, di quei pochi minuti prima dell’inizio degli allenamenti.
A rimbalzo: per restituire palla alla Mano Santa e raccogliere lo stupore, ripetuto, di quel profumato rumore della retina.
Il giorno dopo, a scuola, nessuno a cui raccontarlo.
Ma un coro nella testa, che ancora mi rimbomba.
Oscar Mitraglia è Grido di Battaglia.



