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Apr 8, 2021

Comunicare (bene) per esistere

La comunicazione, intesa come strumento a supporto del marketing (più nello specifico del brand), è uno strumento troppo spesso sottovalutato.



Lo vediamo dai budget aziendali che, purtroppo, sono sempre inferiori per il reparto comunicazione a beneficio del canale “paid” ovvero dei canali digitali come Facebook Ads e Google Ads. Tra l’altro, troppo spesso la comunicazione di marketing viene confusa con il marketing di canale (come appunto quello paid). Qui ci riferiamo alla comunicazione di marketing “organica”.

Quando parliamo di comunicazione di marketing parliamo di strumenti che entrano perfettamente tra due processi decisionali fondamentali per l’impresa: le relazioni con il mercato (e tutti gli stake holders, non pensiamo solo ai clienti) e la comunicazione aziendale (fondamentale per stabilizzare clima interno, incentivare la buona reputazione aziendale e così via).



Se con il mercato è sempre più necessaria un’aderenza perfetta sia degli strumenti integrati e coerenti con la value proposition aziendale, a livello interno aziendale è classico il problema di una totale mancanza di comunicazione tra reparti e tra attività che l’azienda porta avanti. Il tempo speso in operatività delle persone coinvolte è sempre più intenso ed il grado di attenzione basso che, spesso nelle grandi organizzazioni “non c’è tempo da perdere”, ma il tempo speso a creare un ambiente confortevole, ad informare su obiettivi risultati ed iniziative dell’azienda e dei suoi top manager, non è tempo perso ma è un investimento che si fa per l’azienda stessa e per i suoi dipendenti. Comunicare, bene (con i giusti canali, con il giusto tono di voce) aiuta ad anticipare un passaparola negativo, a stimolare quello positivo, a creare una coesione aziendale che diventa sociale. Comunicare è, in un certo senso, esistere per i nostri dipendenti e per tutti gli stake holders (invi compresi azionisti, fornitori, partner).

Parlando invece di comunicazione esterna, quindi in relazione al mercato, notiamo un appiattimento totale dei brand. I canali sono sempre gli stessi e ciò che si pensa (anche qui, affogati da mille attività operative) è “essere presenti basti”. No, per esistere davvero bisogna saper comunicare. Ma saper comunicare necessita di tempo da dedicare alla pianificazione strategica (quindi definizione del target, tono di voce, registro comunicazionale … ) ed una execution che necessita di essere assolutamente creativa e, quindi, quasi impossibile da raggiungere per i team interni (a meno che l’organizzazione non sia davvero strutturalmente predisposta al pensiero laterale). L’effetto lo vediamo ai nostri occhi: budget in campagne di fan acquisition inutili, attività di comunicazione “copiate” e poco aderenti al brand, crisi reputazionali, volontà dell’imprenditore che pensa che i canali media siano il suo personale megafono, appiattimento della creatività.



Ecco, tutto ciò non è comunicazione è cattiva comunicazione che, nel lungo periodo, compromette anche l’esistenza del business e quindi dell’azienda stessa, in un contesto altamente competitivo e sempre più complicato grazie alle aziende che innovano davvero con un communication plan originale (sempre più spesso, aziende straniere) .