Non ci vanno mai, i giornalisti veri, in pensione.
Anche se ci provano, non ce la fanno.
Antonio Giordano l’ho studiato leggendo centinaia di suoi articoli e osservandolo durante le importanti interviste organizzate e lavorate insieme.
Mi ha insegnato ad esempio che:
- il clima dell’intervista si decide nel brevissimo warm up
- meglio perdersi qualche appunto piuttosto che qualche emozione (infatti per lui penna e taccuino un optional più di forma che di sostanza)
- è un errore non guardare negli occhi l’intervistato
- con empatia si può essere pungenti
- per scrivere bene di sport devi conoscere anche (non solo) lo sport
- la relazione tra communication manager e giornalista può essere sana e costruttiva soltanto nel rispetto del racconto giornalistico e in quello reciproco dei ruoli (il primo tutela e promuove il proprio assistito/club/azienda/ente/etc.; il secondo, invece, trova notizie e le racconta).
Poi c’è un caffè che prendemmo a Wolfsburg: in un momento professionale per me molto importante, mi parlò da fratello maggiore, le sue parole ebbero un peso e il tempo ci ha dato ragione.
Perciò: anche se la news della sua pensione è un palese fake, nel pasillo de honor ad Antonio Giordano – come già tanti colleghi – entro, con umiltà, anche io: per ringraziarlo dei suoi incipit, del dono della sua scrittura e del suo stile.
E della sua amicizia: soprattutto.



