La Corte Federale della FIP viola il principio del “divieto della reformatio in peius”.
Il Collegio di Garanzia del CONI cassa la pronuncia e ripristina l’ordine violato.
Sono state pubblicate le motivazioni dell’importante pronuncia 56/2026 del massimo Consesso della Giustizia Sportiva.
Tutto ha inizio dal deferimento del tesserato C.V., al quale in primo grado veniva applicata la sanzione di sei mesi d’inibizione.
La pronuncia è stata poi impugnata dal solo tesserato e non anche dalla Procura Federale.
A quel punto la Corte Federale, violando un principio di civiltà giuridica, non soltanto rigetta il reclamo ma addirittura raddoppia la sanzione.
La vicenda approda così al CONI, innanzi al quale il tesserato – difeso dall’avvocato Vincenzo Corona – è costretto a rivolgersi per chiedere giustizia.
Il Collegio di Garanzia in tal senso, accogliendo la censura, conferma l’ineludubile principio dell’impossibilità di aggravare una pronuncia laddove l’impugnativa provenga dal solo incolpato.
La decisione del Collegio costituirà un importante presidio di legalità per tutti gli sportivi, soprattutto in vista della tanto auspicata riforma della giustizia sportiva: «una decisione pilota – ha sottolineato l’avvocato Corona – che conferma un principio di democrazia giuridica, cui tutti gli organi di giustizia sono obbligati a conformarsi».



